💸 La carica dei Finfluencers

Se pensi che TikTok sia solo balletti, sketch comici ed altri curiosi passatempi allora ti sbagli. C’è un altro trend che sta iniziando a spopolare sulla piattaforma cinese, ed è la finanza.

Sempre più giovani, infatti, sfruttano il social per ottenere consigli di investimento e suggerimenti su come gestire le proprie finanze, grazie all’opera di divulgazione di creator più o meno competenti, i cosiddetti finfluencer (finance + influencer).

A fine settembre, l’hashtag #FinTok aveva raggiunto i 500 milioni di visualizzazioni e non meno quelli come #criptovalute o #investire. Su Instagram, #financialfreedom è apparso in più di 10 milioni di post mentre #investing in quasi 12 milioni. Le pillole di saggezza dei novelli Money Guru riguardano più argomenti: si va dal mercato azionario alle dritte per fare soldi con gli immobili (addirittura comprare case senza denaro), ma anche i noiosi piani di accumulo vanno forte così come le crypto e gli NTF.

Sono solitamente investitori autodidatti, studenti o, semplicemente, persone che raccontano la loro storia personale nel mondo degli investimenti, con i migliori che vengono seguiti da centinaia di migliaia di persone. Gran parte dei millennial e dei Gen Z ritiene che le fonti di informazione principali siano persone della loro stessa fascia di età, secondo New Morning Consult. Inoltre, da un sondaggio della società di consulenza finanziaria Magnify Money Advisor, è emerso che il 46% degli investitori sotto i 40 anni si è rivolto ai social media per trovare informazioni sugli investimenti con, in ordine di preferenza, YouTube, TikTok e Instagram.

Come spesso accade anche in altri ambiti, questi influencer colmano un vuoto nella scarsa educazione finanziaria che viene impartita ai più giovani, ma i rischi di equiparare l’investimento ad un semplice videogioco sono sempre molto alti.

Soprattutto in un paese dove l’alfabetizzazione finanziaria è tra le più basse d’Europa come l’Italia: solo il 20% dei giovani italiani ha un livello sufficiente di conoscenza finanziaria, posizionandosi al 12° posto su un campione di 20 paesi (anche se sono da ammirare gli sforzi degli ultimi anni, come il Mese dell’Educazione Finanziaria).

Nonostante tutto, c’è sempre più feeling tra social network e finanza, un settore storicamente noioso e poco accessibile ai meno avvezzi. La Financial FOMO sta dilagando ovunque, e lasciando strascichi anche dolorosi per coloro che non hanno i mezzi necessari per comprenderne a pieno il funzionamento. I finfluencer più competenti sanno educare ed avvicinare i ragazzi al mondo della finanza e alla cultura finanziaria in generale, ma altri meno scrupolosi parlano di azioni come se fossero borse, t-shirt o videogame. No bueno. E il dilagare di app estremamente accessibili, dalle grafiche colorate, accattivanti e assuefacenti come Robinhood non può che acuirne il rischio.

Emblematico il dato relativo alle ore trascorse sulle app finanziarie negli Mondo, che sono aumentate del 55% durante la pandemia, mentre negli Stati Uniti addirittura del 135%. Il caso Gamestop, la semplicità di utilizzo e, ovviamente, la propaganda dei finfluencer sui social ha incrementato in modo esponenziale il download di queste app di trading come eToro, Revolut, Degiro, Trading212, Plus500 o Trade Republic.

Ma torniamo a TikTok, o meglio, a FinTok. Austin Hankwitz è uno dei fintoker più conosciuti: a soli 25 anni, guadagna già circa 500.000 dollari l’anno condividendo le sue conoscenze in tema di investimenti, ed ha costruito un portafoglio del valore di oltre un milione di dollari, da marzo 2020, utilizzando proprio il denaro ricevuto dai brand con cui collabora e che promuove nei suoi video.

BlockFi, ad esempio, è una piattaforma di scambio di criptovalute che lo paga 25 dollari per ogni persona iscritta grazie al suo codice sconto, mentre Public gli corrisponde un compenso mensile tramite un contratto che include la sostituzione dei grafici azionari di Yahoo Finance con i propri, come riporta Bloomberg. Hankwitz (oltre 500.000 fan), ha anche lanciato recentemente una community a pagamento su Patreon, dove fornisce pareri più tecnici ed analisi finanziarie approfondite. In soldoni (scusate), il giovanotto americano guadagna già più di alcuni banchieri di Wall Street.

Quindi, divulgazione è la parola chiave. La comunicazione e la narrativa cerca di evitare il gergo finanziario, per una migliore comprensione del proprio pubblico, e anche in Italia lo scenario è in fermento, con sempre più creator che trattano di finanza personale ed investimenti sfruttando la crescente fame di informazione del pubblico più giovane (e le potenzialità di guadagno). Matteo Finanza, per esempio, ha oltre 300k followers su TikTok, Federico Ronzoni ne ha oltre 30.000 mentre Marcello Ascani e Pietro Michelangeli hanno trovato fortuna su Youtube.

Ed era inevitabile che, con la crescente popolarità oggi, numerosi brand fintech decidessero di includere i finfluencer nei loro piani marketing. I motivi per cui questo tipo di approccio aiuta a raggiungere i risultati desiderati: la disponibilità di un target curioso ed interessato agli investimenti finanziari, personalità che hanno una conoscenza approfondita dell’argomento e sono quindi un’autentica fonte di informazioni per i loro follower, l’esperienza personale e l’empatia degli influencer che conferisce valore e peso alla loro comunicazione e a quella dell’azienda che promuovono.

Trarremmo tutti beneficio da una migliore educazione sul denaro, sì. Giovanissimi compresi. Infatti, come afferma uno studio di Harris Interactive, si diventa consumatori a pieno titolo a partire dai 9 anni, con un primo acquisto online effettuato intorno ai 10 anni e mezzo (grazie alla paghetta dei genitori). Ed essendo i giovani i più ferventi fruitori di social media era inevitabile che determinati argomenti raggiungessero la piena popolarità. Ma un crescente interesse, equivale anche a crescenti insidie.

Fortunatamente, TikTok ha inasprito le sue regole in materia, chiarendo che sarebbero stati sanzionati tutti quegli utenti che pubblicano video sponsorizzati per servizi finanziari o trading e che non avvisano esplicitamente i propri follower dei grossi rischi connessi.

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Un punto per un like, cinque per una faccina arrabbiata: così Facebook ha, di fatto, diffuso rabbia e disinformazione sul web, come emerge dagli ormai arcinoti Facebook Papers. Intanto potrebbe presto permettere agli utenti di commentare i post con clip vocali di 10 secondi, mentre Instagram sta lavorando su storie più lunghe ed è ora possibile inserirci link anche se hai meno di 10.000 followers. Ah, dimenticavo, svelato il nuovo nome della galassia Zuckerberg: Meta.

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La seconda pagina di Google non fa più paura: il Continuos Scrolling favorirà anche i contenuti che non sono riusciti a raggiungere le prime posizioni del motore di ricerca?

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Nuovi modi di trovare l’ammmore online.

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