🖍️ Un design fin troppo convincente

Buon Venerdì!

La mia non è una newsletter di geopolitica, quindi non entrerò nel merito del conflitto tra Russia ed Ucraina. È evidente però come questa crisi stia avendo ripercussioni anche sul mercato azionario e sul fronte tecnologico. Se non hai capito cosa sta succedendo, qui un articolo utile dell’ISPI per comprendere un conflitto attivo da ormai 10 anni.

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Conosci Nir Eyal?

Beh, è un celebre scrittore, ma anche e soprattutto un imprenditore e, come tale, il suo primo libro non è quasi mai stato incentrato sull’utente, bensì sul business e su come fare il grano. E questo non sarebbe nemmeno un problema, se non fosse che Hooked, questo il nome del libro, ha de facto sdoganato quello che è riconosciuto universalmente come un modo tossico di fare prodotto. Ecco perché il suo lavoro dovrebbe essere bandito dalle librerie di ogni designer.

Ma come fa il design, cosiddetto persuasivo, a progettare prodotti o servizi che riescono così abilmente ad influenzare il nostro comportamento? Utilizzando le leve identificate dalle scienze comportamentali e dalla psicologia sociale. Nel libro di Eyal viene descritto il modello Hooked, che ha sempre avuto un ruolo importante nelle campagne pubblicitarie o nella progettazione delle slot machine. Nulla di nuovo quindi, ma con l’avvento del digital, questo modus operandi si è rivelato onnipresente ed ancora più spietato.

Come prevedibile, il libro riscosse un successo immediato nella scena tech. “È uno dei testi essenziali da avere per qualsiasi startup che cerchi di comprendere la psicologia dell’utente”, aveva sottolineato Dave McClure, fondatore dell’incubatore 500 Startups.

 

 

Ma i tempi sono cambiati: la soglia d’attenzione degli utenti è sempre più bassa, la dipendenza dai device digitali è una vera e propria piaga (a tal proposito una buona lettura sarebbe questa di Catherine Price) e molti ex dipendenti pentiti di Google, Facebook e WhatsApp hanno iniziato a mettere in dubbio l’uso smodato della tecnologia predicando un utilizzo più etico del design.

Ma Nir Eyal non crede che la tecnologia di per sé possa creare dipendenza; afferma che noi tutti siamo responsabili di questa dipendenza e solo le nostre azioni ci fanno drogare di Facebook o TikTok. Mettere il telefono in modalità silenziosa, eliminare le notifiche o cancellare le app che creano più dipendenza dal nostro smartphone sono suggerimenti da mettere in atto per assumersi la propria responsabilità e smettere di accusare ingiustamente la tecnologia. La cosa più buffa è che prima il nostro Nir ha venduto le tecniche per far dilagare la malattia (il suo libro Hooked) salvo poi fare un passo indietro e commercializzarne anche la cura (il suo libro Indistraibili). Ma a questo c’è una spiegazione: lo scrittore stesso ha sofferto, e le distrazioni digitali iniziarono a mettere a dura prova la sua vita personale, soprattutto quando si rese conto di essere affascinato più dalle notifiche del suo smartphone che dalle prime parole della figlioletta.

Oltre al Modello Hooked, BJ Fogg, professore a Stanford di scienze comportamentali, ha descritto i meccanismi di un altro tipo di design persuasivo. Nel suo Fogg Behavior Model (FBM), evidenzia tre fattori essenziali che influenzano il nostro comportamento: 

Core Motivators, le motivazioni che ci spingono ad effettuare una determinata azione, come la fuga dalla sofferenza, la ricerca del piacere, il desiderio di appartenere ad un gruppo o il timore di un rifiuto. Simplicity Factors: agiremo tanto più quando un compito è di facile esecuzione. Prompts: i trigger che creano la motivazione e il movimento all’azione. 

Il designer utilizza quindi queste tecniche descritte in modelli come quello di BJ Fogg per incoraggiare l’utente a compiere azioni predefinite senza che se ne accorga nemmeno.

Un pattern che è possibile riscontrare sempre più spesso anche in quelle app che applicano la gamification a settori che col gaming hanno nulla a che fare. L’avevo definito in questa newsletter come uno dei grandi temi e delle tendenze più in crescita del 2022. Dal fitness all’ed-tech, dai social network alla finanza passando per il mondo crypto. Tutto è diventato un gioco: forti motivazioni, semplicità e trigger che creano picchi di dopamina o inviti all’azione. E così in loop all’infinito. That’s it.

Il risultato di un buon design dovrebbe migliorare lo stato dell’utente finale quando questo è in grado di giudicare da solo, il beneficio è condiviso equamente tra chi progetta e l’utente finale e viene solo facilitata un’azione che già si desiderava fare. Richard Taler, premio Nobel per l’economia nel 2017 parla di “spinta gentile” nel suo libro Nudge.

Per combattere gli effetti potenzialmente dannosi del design, si sono mobilitati alcuni esponenti di grido della Silicon Valley: Tristan Harris ha fondato il Center for Humane Technology dopo aver abbandonato Google nel 2016, con la mission di informare gli utenti e migliorare le nostre capacità decisionali, Frances Haugen, ex Product Manager di Facebook, è intervenuta su questo argomento in un’audizione shock presso il Senato degli Stati Uniti nell’Ottobre 2021. E lo stesso Aza Raskin, dopo essersi pentito di aver ideato lo scrolling infinito, ha scelto di unirsi a Tristan Harris.

 

 

Sono passati i giorni in cui il designer era visto solo come un semplice progettista di interfacce, ma si è trasformato man mano in un progettista di comportamenti. Ciò dimostra quanto potere abbiano a disposizione ma anche quanto servirebbe un filo più di etica come north star objective.

Una chiacchierata con…Federico Pedron (Zwap)

 

Ciao Federico! In poche righe, cos’è Zwap?

Zwap è la prima piattaforma professionale dove persone con interessi e obiettivi di business affini possono incontrarsi in meeting one-to-one settimanali, allargando così la propria rete di conoscenze e creando piccole community verticali, in grado di generare connessioni autentiche e di valore all’interno di un ecosistema rappresentativo per ogni utente.

Com’è nata l’idea dietro Zwap?

Zwap nasce da esigenze e situazioni personali. Durante il primo lockdown io, Luca e Luigi abbiamo sentito la necessità di voler accelerare la crescita professionale e aumentare i punti di contatto con l’ecosistema professionale di nostro interesse. Quando abbiamo provato a farlo tramite le piattaforme esistenti, ci siamo subito resi conto che era molto difficile entrare in contatto diretto con persone di nostro interesse. Il tasso di risposta su Linkedin è molto basso, i messaggi a nuove persone vengono visti come tentativi di vendita e la piattaforma non mostra chi realmente potremmo essere interessati a conoscere. È così che abbiamo pensato a Zwap: di fatto abbiamo voluto costruire la piattaforma che avremmo voluto avere fin dagli albori delle nostre carriere. L’intelligenza artificiale ci permette di proporre incontri sempre più in linea con gli interessi e le ambizioni dei partecipanti.

Come vedi Zwap da qui a 5 anni?

Stiamo costruendo un’azienda people-first basata sull’apprendimento e sul miglioramento continuo. Identifichiamo tre pilastri fondamentali della nostra roadmap futura: Community, crea legami con centinaia di professionisti in diversi settori attraverso 1:1 video-meeting mirati e costruisci la tua rete intorno a ciò che ti interessa davvero e alle competenze che vuoi imparare attraverso eventi, AMAs e chat di gruppo; Prodotto, sviluppare un prodotto che sia all’altezza di supportare la crescita di migliaia di professionisti in Italia e in Europa; Team: costruire un team di giovani talenti che vogliano definire il futuro del lavoro e contribuire a riscriverne le logiche. Le sfide sono tante, ma siamo convinti che ascoltando i nostri utenti e assecondando i cambi di mercato riusciremo a posizionarci tra le piattaforme #1 in Europa per il networking professionale digitale.

Come vedi il futuro del lavoro nei prossimi anni?

Uno dei maggiori effetti del COVID-19 sulla forza lavoro è rappresentato dall’importante aumento dei lavoratori da remoto. Virtualmente, più del 25% della forza lavoro nelle economie avanzate potrebbe lavorare da casa dai tre ai cinque giorni alla settimana. Crediamo che questo momento presenti un’opportunità unica per unirsi e costruire nuovi modi di espandere la nostra visione del mondo e arricchire le nostre vite. Questo significa che connettersi con i colleghi e l’ecosistema intorno rimarrà una sfida per milioni di persone. Dobbiamo ripensare il modo in cui costruiamo le nostre relazioni e investire proattivamente nello sviluppo della nostra rete professionale. La vecchia generazione di social app si è concentrata sulla costruzione di grandi reti e sulla generazione di competizione attraverso i follower e lo status. Questo ha portato a una cultura ossessionata dal narcisismo e dall’apparenza. Tuttavia, il paradigma è cambiato: oggi si stima che fino al 25% della forza lavoro dovrà cambiare occupazione a causa di un mercato del lavoro in continua evoluzione. Ciò che è importante ora è far parte di community verticali che facilitino la creazione di relazioni di valore e significative. Ciò che conta davvero oggi è l’autenticità e l’inclusione.

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  • L’influencer marketing non ha età: un focus sugli âgée, gli influencer sopra i 65 anni.
  • Secondo alcune recenti statistiche, emerge come Reddit sia l’unico social network, con Instagram e Tiktok, a non aver ancora raggiunto il plateau in termini di numero di utenti. Alla loro crescente popolarità fa da contraltare un altro fenomeno: il lento declino di Google Search, a causa della sempre maggiore (e fastidiosa) presenza di annunci sponsorizzati e di contenuti non sempre di qualità, presenti nelle prime posizioni.
  • Soffri di glossofobia (paura di parlare in pubblico)? Qui un paio di suggerimenti per superare l’ansia ed evitare figuracce (magari durante un Ted X).
  • Cos’è il modello Spotify e in cosa consiste il framework innovativo per l’organizzazione dei team e dei prodotti in modalità agile.

Trends | Stats

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  • Le 10 tecnologie più dirompenti del 2022, secondo il MIT.
  • Un ebook di Alteredu sulle competenze più richieste nei prossimi anni e suggerimenti per farsi trovare pronti.
  • I valori e l’impatto sociale stanno plasmando le decisioni di acquisto del consumatore, che diventa sempre più inclusivo. McKinsey ne ha delineato il profilo.

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Non dovrei segnalartelo, dal momento che il 90% dei link più fighi che trovo online è proprio merito di Refind, ma vabbè, eccolo qui. Articoli, essays, approfondimenti su qualsiasi argomento, sempre a portata di mano.

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