🤯 La generazione Z ucciderà le email di lavoro?

Era inevitabile: le email di lavoro non piacciono ai più giovani, e vengono sostituite progressivamente da mezzi di comunicazione più diretti come Instagram, Whatsapp, iMessage, Messenger, Telegram, Slack, Signal e persino Snap.

C’è chi dice che questo sia dovuto a negligenza, alla poca pazienza o alla mancanza di tempo, ma le ragioni sono tante e e più profonde. Per la maggior parte dei lavoratori l’email è indispensabile, certo, ma anche croce e delizia: permette di scambiare messaggi o documenti con superiori e colleghi ed evitare spesso incontri inutili, ma ogni singola email (sopratutto quelle del Venerdì sera, ehm) spesso si trasformano come in tante piccole punture di zanzara, fastidiosissime.

Nonostante sia universalmente riconosciuto come strumento comodo e potente, per le generazioni più giovani non sembra invece esserlo più di tanto, o quantomeno così afferma un articolo del New York Times, secondo il quale le nuove generazioni potrebbero un giorno salvare il mondo dalle caselle email sovraffollate.

La prima osservazione fatta dal quotidiano americano è che c’è un vero e proprio gap generazionale dal punto di vista degli strumenti di lavoro maggiormente utilizzati. Infatti, secondo un’indagine condotta nel 2020 dalla società di consulenza Creative Strategies, è solo per i trentenni e oltre che la posta elettronica resta uno dei principali mezzi di comunicazione sul luogo di lavoro.

Per spiegare questa disaffezione, il New York Times cita diversi fattori ed in particolare lo stress generato dalla gestione delle email e dal raggiungimento del tanto ambito inbox-zero. Dalle decine di testimonianze raccolte dalla giornalista Sophia June, emerge infatti che il sistema di email professionale è associato ad una mole di lavoro senza fine. Ogni volta che ricevo una mail, è come una coltellata — descrive uno studente in particolare — un altro tassello che si aggiunge ad una lunga lista di cose da fare. Lo stesso vale per quelli che provano un forte senso di colpa nel non aver risposto prontamente alla mail del capo o quelli che si sentono come criceti dentro la ruota all’inseguimento di una pletora di risposte a catena. Le email non lette si accumulano e, alla lunga, diventano fonte di stress.

Anche se spesso descritti come drogati di smartphone, i membri della Generazione Z sono, al contrario, notevolmente perspicaci nella comprensione di come funziona la tecnologia, e sono quindi consci delle forti pressioni che i dispositivi tecnologici esercitano quotidianamente su di essi.

Non sorprende quindi la scelta di alcuni giovani imprenditori di utilizzare qualsiasi strumento di comunicazione che non sia l’email con colleghi e superiori. Così afferma Adam Simmons, 24 anni, direttore di una agency di Los Angeles: la comunicazione avviene principalmente con dipendenti e clienti tramite SMS, Instagram, Zoom o addirittura semplici telefonate. Per semplificare le cose — ammette — Non voglio costringere nessuno a dover controllare sistematicamente la propria posta per essere sicuro di non aver perso una mail. È la cosa più stressante che ci sia.

Secondo l’articolo il problema principale delle mail non è necessariamente che ce ne siano troppe, ma che si facciano troppa concorrenza all’interno dell’account e questo sovraccarico di comunicazioni porta quindi ad un ripensamento dei mezzi per entrare in contatto con gli altri, nel bene e nel male.

Non ci si può aspettare che l’e-mail continui ad essere la principale forma di trasmissione in azienda, semplicemente perché molte persone non lavorano più in un ufficio. Cruciale sarà infatti l’impatto futuro del remote working su questo fenomeno.

La perdita di appeal delle email sembrerebbe essere correlata soprattutto alla sfera lavorativa. Le email come mezzo di aggiornamento ed informazione dalle aziende è ancora altamente considerato. Secondo un recente report di Sendgrid, infatti, i Gen Z usano e prediligono l’email quasi quanto i Millennial, e la maggior parte dei brand che si rivolgono ai più giovani continuano a sfruttare le mailing list come strumento di marketing one-to-many, lasciando ai social un altro tipo di contenuto, con i chatbot che sembrano essere fermi ancora al 2015.

E il rinascimento delle newsletter che stiamo vivendo è tale perché molti Gen Z le sfruttano ancora per informarsi, formarsi e seguire i propri creators, scrittori e magazines, soprattutto indie, preferiti. Non è un caso che Zuckerberg, nell’era del video, audio e short ad ogni costo abbia lanciato Bulletin e Twitter abbia acquisito Revue per far concorrenza a Substack.

Forse passerà ancora qualche anno prima di dichiarare l’email ufficialmente defunta, ma sul lavoro è tempo di adeguarsi e alleggerire quelle caselle email una volta per tutte.

📰 News

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