Twitch, lo Youtube dei giovani

Twitch, che da sempre ha legato il suo nome al gaming, ha il vento in poppa: viene sfruttato sempre più spesso nei piani di comunicazione da brand più o meno noti, società sportive, case di moda di lusso e ora anche dalla politica.

La piattaforma video made in USA è discendente del livecast di Justin.tv ed oggi è la quarta fonte di traffico negli Stati Uniti. Ma la vera svolta avviene con l’acquisizione da parte di Amazon nel 2014, che vuole renderla la prima piattaforma di live streaming al mondo, aprendosi ad altri contenuti diversi da quelli affini al mondo dei videogame.

Anche se gli aficionados del gaming restano il cuore pulsante della creatura di Justin Kan ed Emmett Shear, si sono aperte nuove verticali che stanno riscuotendo un discreto successo: canali per musicisti, corsi di cucina, discussioni su storia e scienze, commenti alle partite di calcio (esilarante, per chi ama il genere, il canale di Vieri e Cassano) e, complice la DAD, anche alcuni istituti scolastici approfittano della presenza di tanti loro studenti per raggiungerli con strumenti alternativi e sicuramente più amati dei banchi di scuola.

La schermata iniziale è un patchwork di difficile comprensione per i neofiti (ed esteti): unisce un video live e la live chat dove si commenta in tempo reale i contenuti proposti dallo streamer. Le caratteristiche chiave che hanno reso la piattaforma così efficace: interattività, una community appassionata e grande libertà di contenuti (i video in streaming sono inevitabilmente meno lavorati e sceneggiati di quelli YouTube).

In cifre: complessivamente 26,6 milioni di visitatori giornalieri per 95 minuti di consumo quotidiano. Così come per TikTok la coda lunga resta efficace: il 95% dei contenuti guardati sulla piattaforma attira 5 spettatori o meno. In Italia è da segnalare il successo di gamer come Lyonwgflive, ilMasseo o Pow3r, che è il twitcher più seguito in Italia con ben 1,43 milioni di followers.. Ma tanti altri twitcher continuano a macinare numeri da record.

Su Twitch vige un lessico specifico: ci sono le reactions (reazioni) durante la visione di contenuti di terze parti (ma queste vanno di moda anche su Youtube) o i raids, che inviano automaticamente gli spettatori alla fine del live ad altri contenuti, anche di altri streamer (innescando così un passaparola tra colleghi). I canali presenti su Twitch ricevono soldi solo da un certo livello di pubblico e dopo una certa regolarità di creazione dei contenuti, e diventano prima affiliate e successivamente partner. La compartecipazione alle entrate è 50/50 con Twitch ad eccezione di influencer molto grandi che potrebbero avere una tariffazione ad hoc (diventando partner di Twitch però, hanno l’impegno a non presenziare su altre piattaforme). I mezzi per monetizzare sono vari:

  • Sottotitoli: quota di iscrizione a uno streamer (tre livelli: 4,99 euro al mese, 9 o 24). Qualsiasi abbonamento ad Amazon Prime dà diritto a un abbonamento Prime Gaming da spendere per un determinato streamer;
  • Bit: (la moneta virtuale di Twitch) 1.52 euro circa che permette di omaggiare gli streamer dei quali abbiamo apprezzato lo stream;
  • Pubblicità: i preroll prima del live, ma che lo streamer può disabilitare per i suoi abbonati a pagamento;
  • Partnership: sponsorizzazione o singola transazione commerciale, influencer marketing puro quindi;

Le barriere all’ingresso per diventare uno streamer influente però sono comunque considerevoli:

La fanbase preesistente: senza una base di followers già consolidata è difficile emergere;

Elevate abilità tecniche richieste: devi essere in grado di permetterti la giusta attrezzatura (e sapere come farla funzionare); Gli streamer più popolari hanno spesso squadre di decine di operatori che gestiscono interamente la parte video e audio;

Competizione: la regolarità è un imperativo, ed è normale assistere ad una diminuzione degli introiti in caso di assenza anche per un solo mese;

Quindi tanti content creator, musicisti, cultura ma anche i brand possono sfruttare Twitch per ampliare ed ingaggiare la loro customer base. Twitch ha un altissimo potenziale per chi vuole fare marketing nel 2021 (e oltre) e vuole targettizzare (brutta parola di questi tempi, lo so, ma ci sta) anche la Gen Z. È una piattaforma ancora acerba sotto alcuni punti di vista, ma fresca e promettente per i suoi alti livelli di coinvolgimento ed interazione: gli streamer infatti possono rispondere in tempo reale agli spettatori e adattare le loro reazioni in base alle richieste degli utenti. Se da una parte l’utenza della piattaforma non predilige la pubblicità tout court come i preroll — quelli vengono skippati il più delle volte come su Youtube — dall’altra amano gli unboxing, i video divertenti, gli omaggi e le campagne irriverenti. Più sai prenderti in giro e più riuscirai a riscuotere successo.

Ecco solo alcuni dei modi con cui i marchi possono fare content marketing nel 2021 grazie a Twitch:

  • Partecipare a competizioni di esport o sponsorizzare i gamer più rinomati;
  • Eventi digitali in live streaming, da segnalare i contenuti sempre sul pezzo di Red Bull;
  • Streaming di masterclass o attività educative;
  • Interviste a personalità interessanti o celebrità;
  • Giochi o raccolte fondi di beneficenza. Da studiare e ri-studiare la strategia di Wendy’s;
  • Unboxing di nuovi prodotti o addirittura presentazioni di automobili, come nel caso della Citroen C5X;

Grazie alla sua natura, ed ai suoi contenuti interattivi, è una piattaforma fantastica per costruire delle community engaged ed affezionate. Tuttavia, dovrai investire tempo da dedicare ad un accurato studio della tua audience per assicurarti che i tuoi contenuti raggiungano il pubblico giusto ed in maniera efficace, o il rischio di fare un buco nell’acqua sarà altissimo.

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